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EXHIBITION
INFO
Primo Sonno
a cura di Jonathan Vecchini
Palazzo Gonzaga, Volta Mantovana (MN)
28 Febbraio - 3 Maggio 2026
“Siamo nani sulle spalle dei giganti’’ recitava Bernardo di Chartres nel XII secolo, esprimendo la convinzione dei pensatori medievali di ritenersi minuscoli rispetto ai grandi sapienti del passato, eppure capaci di poterli sopravanzare e progredire proprio in virtù delle acquisizioni di questi ultimi. In questo contesto, il pensatore contemporaneo sottolinea la propria umiltà intellettuale, riconoscendo il debito verso il passato, ma anche la possibilità di progredire grazie ad esso. Questo binomio dialettico tra impegno verso il passato e bramosia del futuro, raggiunge il suo culmine nell’arte, un linguaggio che, attraverso un codice fatto di immagini, segni, colori, materiali, genera il figlio della generazione contemporanea – radicato nel presente, proteso verso il futuro e nutrito dal passato. Come scriveva Mario Merz: «Tutto il passato che è vitale, tutto il passato capace di vivere nel futuro è in gestazione nel vortex, adesso». Proprio in questo ‘’vortex’’, inteso come vortice temporale in cui l’arte genera continuità dal passato al futuro, si collocano le opere dell’artista romagnolo Mattia Zamagni presentate in Primo Sonno. L’artista dialoga con i valori artistici del primo Novecento Italiano, li rielabora, li disseziona e, dopo averli fagocitati, li ripropone in un excursus pittorico contemporaneo, fortemente personale, maturato nel torpore del Ritorno all’Ordine e del Realismo Magico. “Primo Sonno” parla di famiglia, dove madri, padri e nonni entrano nella produzione pittorica, diventando così personaggi di una storia intima e personale legata alla memoria; “Primo Sonno” parla di persone, dove amici e, soprattutto, amori, disvelano ed espongono il carattere emotivo e delicato del cuore dell’artista, fissando indelebilmente istanti segreti e nascosti che diventano eterni non appena il pennello cessa di muoversi; “Primo Sonno” parla di un ritorno alla propria terra d’origine, all’humus originario, quel suolo archetipico dove l'opera trae linfa vitale, intrecciando destino individuale e memoria collettiva, che permette a Zamagni di avvicinarsi a quello che chiama “il gesto grezzo della mia terra”; la brutalità dei destini, le scelteinevitabili che hanno formato e continuano a formare vite vere. Primo sonno, dunque, non risulta essere un sonno letargico ma una gestazione onirica: il primo atto creativo dopo il risveglio dal caos moderno, uno spazio liminale in cui il sonno per Zamagni non interrompe, genera continuità. L'opera zamagniana nasce da questa camera oscura mnestica, dove il pennello squarcia il sogno per rivelare l'eterno nel fugace. Dormite, sognate, lasciatevi trasportare dal dolce racconto di una favola storica e familiare. Al vostro risveglio, capirete che quello non era solo una semplice assopimento, ma il vostro vero e proprio Primo Sonno.
Jonathan Vecchini